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MALGRATE
L’Arte è un fiore selvaggio, ama la libertà
5 – 19 maggio
2012
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ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO DELLA
MOSTRA DI SILONE
5 – 19 maggio
2012
Da lunedì a venerdì: dalle 17,00
alle 19,00
Sabato e domenica: dalle 10,00 alle
12,00 e dalle 16,00 alle 19,30
Visite guidate per le scuole su prenotazione al 346-3666496 / 347-6276272
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Si
sarebbe potuto chiamarla anche “primavera siloniana” la manifestazione che
il Comune di Malgrate, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Il
Melabò” e il contributo della Regione Lombardia e dell’ACEL, organizzerà
dal 5 al 19 maggio 2012 nella Quadreria Bovara Reina di Malgrate, in onore
di uno dei più grandi scrittori della letteratura europea del Novecento. Si
tratta della Mostra Itinerante di
Ignazio Silone nel mondo: “L'arte
è un fiore selvaggio, ama la libertà - L'uomo, lo scrittore, l'intellettuale"
promossa, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, dal
Centro Studi Ignazio Silone di Pescina e dall'Archivio di Stato dell'Aquila
e inaugurata a Roma il 15 dicembre 2010 alla presenza delle massime cariche
istituzionali dello stato e della regione, e dei rappresentanti
istituzionali dei paesi nei quali farà tappa la mostra (Zurigo, Budapest,
Berlino,Varsavia, Mosca, San Pietroburgo, Praga, Washington e Shangai).
La
mostra itinerante, curata da Martorano Di Cesare e Sebastiana Ferrari
(Archivio di Stato dell’Aquila) e approdata a Malgrate grazie anche
all’interessamento del critico letterario Giuseppe Leone da anni
collaboratore del Centro Studi di Pescina, è articolata in ottanta pannelli
che illustrano e raccontano i più rilevanti episodi, la vita e l'attività
del grande scrittore pescinese ed i momenti salienti dell'attività di ricerca,
culturale, bibliografica, editoriale del Centro Studi, ivi comprese sedici edizioni
del Premio Internazionale voluto dalla Regione Abruzzo. La mostra è poi
arricchita da un catalogo a colori di 126 pagine.
Quarta
tappa dopo Roma, Assisi e Bologna, la Mostra ha lo scopo di creare momenti
di riflessione e dibattito sulle tematiche sollevate dalle opere del grande
scrittore e dalle sue esperienze (dalla fitta corrispondenza che intraprese
con i più noti personaggi del tempo ai suoi libri e ai suoi saggi;
dall’esperienza della missione spagnola all’esilio; dagli approfondimenti
sulle dittature europee degli anni Venti e Trenta alle meditazioni sulle
democrazie occidentali e sulla necessità dell’Europa Unita).
È
noto quanto l’attività artistica di Ignazio Silone debba alla sua militanza
politica nel Partito Comunista Italiano e alle drammatiche vicissitudini
che porteranno lo scrittore prima a dissentire dalla linea politica di
Stalin e ad essere espulso dal partito nel 1931, e poi a lottare contro il
fascismo durante l’esilio consumato in prevalenza in Svizzera, dove potrà
rimanere solo in qualità di internato.
Diventato
scrittore per l’esigenza di testimoniare il dramma di quella clamorosa rottura,
Secondo Tranquilli, con lo pseudonimo di Ignazio Silone, darà vita a una
vastissima produzione letteraria, fra opere di narrativa e di saggistica,
che gli darà fama mondiale, grazie all’impegno civile della sua ispirazione
votata a dar voce e volto agli umili “cafoni” d’Abruzzo.
Scrittore
atipico nel panorama letterario italiano da sempre arroccato su posizioni idealizzanti
e classicheggianti, Ignazio Silone ha avuto, sin dagli anni del suo rientro
in Italia (1945), un rapporto assai difficile con la critica ufficiale,
tale da essere giudicato un “caso” piuttosto che uno scrittore fra altri
scrittori.
Un
“caso” letterario, negli anni Cinquanta, a causa, si disse, di un suo stile
che non rientrava nel gusto e nelle abitudini dei lettori italiani e un
“caso” politico e umano, in questi primi anni del Duemila, con l’accusa di
essere stato una spia della polizia segreta fascista, costituiscono il
bilancio, anche se non lo esauriscono, della critica nostrana nei suoi confronti.
Operazioni entrambi subdole tese, la prima, a sminuire la portata letteraria
della sua opera, la seconda a delegittimare l’uomo e la sua dignità di
scrittore. Tutto il contrario di quanto si scriveva all’estero, dove
Silone, per tutto l’arco della sua esistenza, era tutt’altro che un “caso”,
era “il più grande scrittore italiano vivente”.
“Caso
infinito”, scriverà Vittoriano Esposito, riassumendo la storia della
critica su Silone dal dopoguerra ad oggi, fatta, a sua detta e non solo,
più che di interpretazioni dell’opera, di tentativi atti a screditarla, ma
tutti, per fortuna, falliti. E non solo perché presso la sede della Regione
Abruzzo a L’Aquila, nel marzo del 2006, un convegno-processo aveva assolto
Silone dalle accuse mossegli contro da un piccolo manipolo di storici
revisionisti, ma anche perché l’opera siloniana sa difendersi da sé, tanto
è l’onestà intellettuale e morale che la ispira. Ne era convinto anche
Indro Montanelli, dichiarando che, se Silone avesse fatto veramente la
spia, il primo a denunciarne la gravità sarebbe stata la sua stessa coscienza,
perciò la sua opera letteraria.
A questo Silone,
pensatore e artista, rende omaggio questa mostra, per far riflettere su un
autore che si è candidato da tempo a coscienza critica e morale dell’Europa
che aspira a diventare unita e federalista, quella che egli stesso ha
sognato nell’esilio svizzero e dopo, durante il periodo della “Guerra
fredda”, nel segno di valori socialisti e cristiani a un tempo, nei quali
seppe mirabilmente riconoscersi e immedesimarsi, definendosi “socialista senza Partito e cristiano
senza Chiesa”.
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